Virginia
Alba
ATTRICE DI TEATRO - ATTRICE DI
CABARET - AUTRICE DI TESTI TEATRALI
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UN CORTO CORTILE DI
CARTA |
Il
tempo è ciclico, dunque cicla e ricicla!
Se il ciclo è grosso ci troviamo
di fronte ad un ciclone, e chi cavalca questo ciclo è un ciclista!
Ma nonostante questo tendiamo a perdere di vista il fatto che attimo dopo attimo, minuto dopo minuto, ora dopo ora, giorno dopo giorno, settimana dopo settimana, mese dopo mese, anno dopo anno, decennio dopo decennio ci ritroviamo sempre, più o meno, sullo stesso punto del cerchio da cui ogni volta ci illudiamo di partire!
In realtà siamo sempre fermi sullo stesso punto, mentre il cerchio circola, gira e rigira e fa sempre lo stesso giro... quasi come un girino, poi cresce e diventa un girone e ci sentiamo all'inferno!
E il giro è sempre lo stesso, continuo, estenuante, vorticoso e costante, e ci disorienta, ci fa perdere di vista il vero, il solo, l'unico punto di partenza!
E così il tempo passa. Passa e
spassa. Rotola via e noi invecchiamo.
Ci illudiamo di aver fatto delle
esperienze importanti. Facciamo degli errori, poi ci pentiamo di averli fatti e
promettiamo a noi stessi di non ripeterli! Ma se peti poi ripeti, è inevitabile!
Infatti ogni errore petuto poi viene ripetuto e ogni errore ciclato poi viene
riciclato: la nostra vita intera è solo un ciclo riciclato!
E allora cominciamo il
cominciamento!
In realtà è tutto cominciato
molto tempo prima, ma per raccontare qualcosa è necessario scegliere un punto
da cui iniziare la storia, anche se la storia è già iniziata molto tempo prima
dell'inizio della storia, e precisamente in un tempo atemporale ed indefinito.
In un tempo che si perde nella notte dei tempi e dei temporali. Una notte nella
quale il tempo era già attempato e stempiato, un tempo che temporeggiava già da
tanto tempo, un tempo dai criteri scriteriati e dai crateri scrateriati.
Era un tempo tempestoso ed
intempestivo... ecco: era un tempo estivo! Ma era anche un tempo vulcanico,
un tempo che eruttava, un tempo digerente, un tempo da cui venivano fuori fiotti
di lava, un tempo lavico, un tempo lavato, un tempo pulito!
Dunque era un tempo vulcanico e
vulcanizzato! Infatti era un tempo che conteneva la sua bella camera d'aria.
Era un tempo gonfio, turgido.
Era un tempo sodo, un tempo che era lì lì per scoppiare, per esplodere. Era un
tempo esplosivo, un tempo che da un momento all'altro avrebbe potuto frantumarsi
in tante piccole schegge invisibili ma letali, impalpabili ma fatali, velenose e
pericolose, dagli effetti vasti e devastanti, duri e duraturi, ventosi e
spaventosi, mibili e temibili, ficanti e terrificanti... insomma: brutti!
Adesso, in questo preciso istante, proprio mentre voi (o tu, o lei, insomma: chi c'è c'è e chi non c'è non c'è) state leggendo (o state ascoltando qualcuno che vi sta leggendo) questa cosa che io sto scrivendo... adesso, dicevo, io sono qui e loro sono lì! Ma qualcuno non c'è! D'altronde c'è sempre qualcuno che non c'è! Che se non c'è non vedo come possa fare ad esserci sempre... ma sorvoliamo! Forse, in questo modo riusciremo a vedere tutto da un punto di vista più aereo!
C'è qualcuno seduto e c'è qualcuno in piedi.
Qualcuno è più nervoso del solito, con la sua solita aria di sofferente insofferenza.
E c'è anche la vittima: la solita vittima! La sua solita vittima preferita! E la vittima per svolgere bene il suo ruolo di vittima, deve per forza essere sempre abbastanza... irritante (è il solito rito dell'irritabilità), proprio per irritare l'irritabilità del carnefice che è facilmente... irritabile (è nella natura del carnefice) e che, in questo caso, ha tutte le ragioni per incazzarsi con la vittima che solo in questo modo può assolvere con coerenza al suo ruolo di vittima!
Il carnefice dice alla sua vittima: «I tempi sono troppo lenti! Bisogna stringere i tempi! Ci vuole ritmo! Bisogna dare ritmo ai tempi che sono troppo lenti, solo stringendo i tempi possiamo sperare che i tempi diventino più stretti e possano avere il loro giusto ritmo! Leghiamo le slegature, rintoniamo le stonature, i toni sono stonati, rintronati: bisogna prendere i toni a spintoni!»
Qualcuno esce.
Perché alla fine c'è sempre qualcuno che esce.
E quando qualcuno esce entra sempre il solito fantasma che prende il posto di colui che è appena uscito!
E a questo punto qualcuno sale, qualcuno spiega e qualcun altro si muove.
Qualcuno si scorda qualcosa, qualcuno ricorda che si è scordato la corda, qualcun altro ricorda a qualche altro qualcun altro che bisogna ricordarsi di accordare la corda che qualcuno si è scordato di accordare: è un continuo scordare, ricordare ed accordare corde scordate!
Ed è sempre così, sempre così, sempre così... !
Qualcuno non ha il giusto brio!
Qualcuno è appesantito dall'età.
Qualcuno non è più giovane.
Qualcuno non si rende conto di questo.
Qualcuno diventa ridicolo per questo.
E allora qualcuno ride alla spalle di qualcun altro che è diventato tristemente ridicolo per questo.
Ma qualcuno alla fine si stufa di tutto questo e se ne va, e se ne va proprio quando qualcun altro sta per iniziare dall'inizio.
A qualcun altro, invece, non gliene frega proprio niente!
Qualcuno, per passare il tempo, comincia a cronometrare la natura, ma dopo un po' di tempo si accorge che ci vuole troppo tempo e il tempo è denaro: non si può perdere troppo tempo, così come non si può perdere troppo denaro e chi perde tempo perde denaro, e chi ha poco tempo ha poco denaro, e chi non ha tempo non ha denaro, e chi vuole tempo vuole denaro, e chi prende tempo prende denaro, e chi ammazza il tempo ammazza il denaro, e chi batte il tempo batte il denaro, e chi è fuori tempo è fuori denaro, e chi è senza tempo è senza denaro, e chi dà tempo dà denaro!
C'è chi s'offre e soffre!
C'è chi non ce la fa più!
C'è chi ha telefonato a casa poco fa!
C'è chi - tra l'altro - oggi a pranzo non ha voluto mangiare e adesso si sente un buco nello stomaco!
Fuori c’è qualcuno che mi
aspetta, ma io aspetto qualcun altro!
Sarà che ognuno aspetta la
persona sbagliata. Sarà che si sbaglia ad aspettare la persona sbagliata. Sarà
che si aspetta sbagliando. Sarà che si sbaglia aspettando. Sarà che chi sbaglia
prende un abbaglio. Sarà che chi è abbagliato sbaglia. Sarà che chi sbaglia si
abbaglia per un fuoco di paglia. Sarà che si aspetta di petto. Sarà che si
aspetta per dispetto. Sarà che chi aspetta è disfatto. Sarà che chi aspetta è in
difetto. Sarà che chi aspetta aspetta di brutto... ma di fatto si aspetta, e chi
aspetta si aspetta di tutto!
Lui ha grossi problemi di
memoria... e la memoria si sa, fa la storia!
E chi ha problemi di memoria ha
problemi di storia, dunque non si può costruire una storia con chi ha problemi
di memoria!
Lui dimentica le cose: lui è uno scivolo su cui il tempo scorre senza lasciare tracce nella sua memoria.
Lui vive alla giornata. Lui non
ha ricordi.
Lui è un’anima pura.
Lui è un uomo senza errore.
Lui è un uomo senza peccato.
Lui scaglia sempre la prima
pietra.
Lui è un uomo senza memoria e
senza storia.
Lui è un uomo senza tempo.
Lui è un uomo che non ha
vissuto.
Lui è un uomo che non c’è.
Lui non è!
Ma lei non capisce ed infierisce. Lei non perdona e lo bastona. Lei ride e lo uccide!
Ma lei ha ucciso un uomo senza
memoria, lei ha ucciso un uomo senza storia, lei ha ucciso un uomo senza
ricordi, lei ha ucciso un uomo che non conservando alcun ricordo del suo
passato, non poteva provare a nessuno di averlo vissuto.
E se lei ha ucciso un uomo che
non ha vissuto, lei ha ucciso un uomo che non è mai esistito!
Lei ha ucciso un uomo che non
c’era: lei non ha ucciso nessuno!
Lei non è un’assassina!
Il corteo è corto come un cortile di carta ed io voglio andarci da sola!
D’altronde si è sempre soli quando si decide di andare nei corti cortili di carta!
Oggi è bello ed eccitante, domani sarà anche affascinante, dopodomani un miracolo esaltante, poi simpatico e brillante, poi carino e disarmante, poi noioso e un po’ pedante, poi antipatico e pesante, insopportabile e deludente, un fallito inconcludente, infine... un perdente paralizzante!
Lei adesso è lì che aspetta, e mentre aspetta ha un bell’aspetto.
Aspetta con diffidente indifferenza.
Aspetta e intanto pensa!
Aspetta la sentenza!
Ma aspetta anche la vendetta, e la vendetta le spetta!
E la aspetta senza fretta, come chi non ha più tempo, e chi non ha più tempo non ha paura di perderne.
E dato che il tempo su di lei ha lasciato ogni sua traccia, dato che la sua faccia è un intreccio di tracce lasciatele dal tempo, dato che il tempo su di lei ha fatto e disfatto, segnato e disegnato, impresso, tatuato, stampato e ricamato i segni indelebili, incancellabili, inestricabili, inconfondibili e inconfutabili del suo passato, dato che lei è ormai nient’altro che un groviglio, un miscuglio, un gomitolo, una matassa di ricordi, ecco che - alla fine - vi si abbandona mollemente, e il suo tempo perde forma, si deforma, si sforma, si conforma e si trasforma; la sua figura si trasfigura; il suo tempo ormai non segue, non consegue, non prosegue, non insegue ma controsegue; il suo tempo non cede, non incede, non procede, non succede, non concede ma... retrocede!
Stamane.
Un trillo.
Uno squillo.
Una telefonata inaspettata.
Era un fantasma, un ectoplasma, un losco figuro d’altri tempi!
- Possiamo vederci?
- No! - gli ho risposto - In questo tempo non c’è più posto! In questo tempo non c’è più tempo! Questo tempo non è il tuo tempo e questo posto non è il tuo posto! - gli ho risposto.
E ho comprato un mazzo di fiori.
Un mazzo di fiori da regalare a qualcuno che oggi fa il compleanno.
Ogni giorno qualcuno fa il compleanno.
Ogni giorno per qualcuno è un giorno da festeggiare.
Ogni giorno per qualcuno è un giorno speciale!
Lui aveva portato una ventata di aria fresca nella sua vita!
Lui aveva portato una ventata di aria nuova nella sua vita!
Lui aveva portato una ventata di aria nella sua vita!
Lui aveva portato una ventata nella sua vita!
Lui aveva portato nella sua vita!
Lui aveva nella sua vita!
Lui nella sua vita!
Lui vita!
Lei ne aveva bisogno! Ecco che si stava avverando il suo sogno! Ecco che si stava avverando il suo bisogno!
Lei sognava e abbisognava: era un sogno, e di quel sogno lei aveva bisogno...!
Era un bisogno sano! Era un bisogno strano! Era un bisogno... umano!
Lui le aveva regalato una rosa: una rosa tatuata, una rosa ricamata, una rosa segnata e disegnata!
Era la rosa dei venti. Era la rosa dei quattro venti. Era la rosa dei tempi lenti. Era una rosa rosicchiata. Una rosa corrosa dal tempo!
Era una rosa spampinata dal vento. Una rosa spalancata da una forte ventata: era una rosa di-ventata!
Era una rosa rosolata dal sole, era una rosa assolata dal sole, era una rosa assoluta!
Era una rosa risoluta!
Una rosa resa muta!
Dal tempo!
Era una rosa sgretolata, impolverata, annerita e incenerita!
Era una rosa appassionata ed appassita!
Lei gli disse: «Col tempo tutto si risolve!»
Lui glielo lasciò dire: lei non poteva capire!
Cosa si risolve?
Chi assolve, solve e risolve?
Lui glielo lasciò dire: lei non poteva capire!
Il carnefice le lanciò uno sguardo di plastica e le disse con voce intarsiata: «Tu hai contato, e ora devi scontare! Tu hai cantato, e ora ti devi scantare (era siculo il carnefice)! Tu hai ballato, e ora ti devo sballare! Tu hai parato, e ora ti devo sparare! Tu hai cannato, e ora ti devo scannare!»
Lei gli sorrise come si sorride ad un carnefice.
Lei gli sorrise con il cuore in gola.
Con la gola secca.
Con la bocca stanca.
Con le mani sul viso.
E sul viso un sorriso!
Lei ha due fratelli!
Lei ha due fratelli gemelli!
Sono entrambi molto belli!
Sono entrambi senza capelli!
I suoi due fratelli gemelli la salutano da lontano, la salutano con la mano!
Un fratello le scrive su un cartello: «Noi passiamo il tempo con un temperino. Noi temperiamo il tempo con un temperino... così noi assicuriamo la punta al nostro tempo... così, almeno temporaneamente, abbiamo un tempo... temperato!»
Lei assiste allo spezzettamento dei suoi due fratelli gemelli.
Del prima e del poi!
Presente passato futuro avvenire... a venire!
Ma lei ha esagerato! Lei ha dato tempo al tempo! Per questo adesso non ha più tempo!
Il suo tempo, ormai, se lo è preso il tempo, sempre avido di tempo!
Il tempo più ha tempo e più vuole tempo!
E noi continuiamo a dare tempo al tempo... tempo al tempo... tempo al tempo... ... ...
Lei voleva tanto restare sola con lui.
Lei voleva solo passare un po’ di tempo con lui.
Lei voleva passare... tanto tempo con lui.
Lei voleva stare insieme a lui tutto il tempo possibile, ma questo, forse, sarebbe stato possibile col tempo.
Lei doveva solo aspettare un po’ di tempo.
Lui le diceva sempre: «Dài tempo al tempo!» E lei gli rispondeva: «Da tanto tempo dò tempo al tempo!»
Lui la guardava.
Lui la guardava ogni volta come se la vedesse per la prima volta.
Lui, ogni volta, la guardava per la prima volta.
Lui la guardava e non se la ricordava.
Lui era un uomo senza memoria!
Lui era un uomo senza storia!
E lei, da lui, pretendeva una storia!
Il carnefice la contemplò con gli occhi folli della giustizia e le disse: «Il tuo tempo si contrapponeva alla tua eternità! Tu hai ucciso la tua eternità! Che tu sia dannata e condannata per questo! Che le tue membra si smembrino! Che le tue papole si spappolino! Che il tuo ventre si sventri! Che i tuoi fracelli si sfracellino! Che le tue gretole si sgretolino! Che le tue coppe scoppino! Che i tuoi paventi si spaventino! Che i tuoi parpagli si sparpaglino! Che i tuoi tronchi si stronchino!»
E intanto il tempo passava.
E intanto il tempo se la spassava.
E se la spassava alle sue spalle.
E rideva a crepapelle. E poi scrollava le spalle!
Lei, ogni volta che lo vedeva, provava una forte fitta al cuore.
Lei, ogni volta che lo vedeva, si sentiva trafitta da una fitta al cuore!
Vederlo la confondeva fisicamente e mentalmente, fisiologicamente e psichicamente: biologia e psicologia si fondevano e si confondevano in uno scoppio di umori e rumori, di languidi languori, di stupidi e stupiti stupori, di timori, tumori e tremori!
Lei era totalmente stregata e soggiogata da quella personalità inquietante ed intrigante, abnorme e paralizzante!
E lui si divertiva. Lui non ricordava. Lui non ricordava e la guardava. E la guardava ogni volta per la prima volta. Ma ogni volta lui la amava. E la amava ogni volta per la prima volta!
A lei non importava e sopportava: lei lo amava.
E ad ogni nuovo istante il suo amore poggiava su quello dell’istante precedente.
E il suo amore cresceva.
Si gonfiava.
Straripava.
Attimo dopo attimo.
Momento dopo momento.
Ora dopo ora. Dopo ora dopo.
Giorno dopo giorno. Dopo giorno dopo.
E assumeva dimensioni gigantesche, incontenibili, inestimabili, indomabili! Lui, tutto questo, non lo capiva!
Lui la amava senza capire!
E ogni giorno lui provava un nuovo amore che poggiava sul nulla!
Il carnefice, in un impeto impetuoso d’ira furiosa, diede due colpi di falce nell’aria! Le due metà esatte di un falco fecero un doppio tonfo sul terreno: il falco era stato falcato e defalcato dalla falce del carnefice arrabbiato!
Il carnefice piegò e spiegò le ali e scomparve nell’aria!
Lei non lo vedeva ma sentiva la sua voce di trattore incazzato che le diceva: «Il tempo è traditore! Il tempo è un gran dottore! Chi ha tempo non aspetti tempo! Tu non hai più tempo, dunque puoi aspettare! Il tempo trasfigura: tu un tempo eri vittima, poi sei diventata carnefice e adesso ritorni ad esser vittima! Anch’io un tempo fui vittima, fui vittima del tempo, ma il tempo, passando, mi conferì gli onori di carnefice! Così va il mondo! E il cerchio si chiude. E il giro si conclude. E il tuo tempo è terminato! Sei nata limitata: limitata dal tempo! Volevi sconfiggerlo? E sei stata trafitta! Volevi sconvolgerlo? E lui ti ha coinvolta! Volevi travolgerlo? E adesso sei stravolta! Volevi conquistarlo? E lui ti ha sconquassata!»
A lei ormai non rimaneva che la memoria!
Lei era intrisa della sua memoria.
Le sue membra rimembravano e, rimembrando, il ricordo si smembrava e la riportava al tempo in cui si sentiva fortunata. Fortunata e frantumata!
Aveva avuto la fortuna di conoscere quell’uomo, ma questo la frantumava, la spezzettava, la sgretolava, la tramortiva!
Lei doveva decidersi a battere, abbattere e combattere ciò che impediva il loro amore, ciò che turbava e disturbava la loro felicità!
Così decise di prendere e pretendere da lui tutto ciò di cui aveva bisogno. E lei aveva bisogno del suo sogno.
E il suo sogno era lui.
E lui, per renderla felice, doveva solo dedicarle un po’ di tempo. Ma lui non aveva mai del tempo per lei!
Lui non aveva mai avuto tempo per lei!
Lui non aveva mai avuto tempo!
Lui non poteva avere tempo: lui era un uomo senza tempo!
Così lui cominciò a sentirsi stretto e costretto, morso e morsicato dalla morsa dei rimorsi che lo schiacciavano, lo premevano e lo comprimevano, lo bloccavano, lo braccavano, lo soffocavano togliendogli il fiato.
Lei lo stringeva e lo costringeva e così facendo lo uccideva.
Lui la voleva lasciare, ma lei non si lasciava lasciare!
Lei cominciò a liberarsi, a spogliarsi, a scrostarsi di dosso tutte le banalità di cui il suo cuore traboccava e che fino ad allora aveva trattenuto e controllato con tanta cura, con una cura cara, con una cura pura, ma che adesso le faceva paura!
Adesso qualcuno le era entrato dentro prepotentemente, con forza si era fatto strada dentro di lei prendendosi tutto lo spazio possibile spossandola, possedendola senza troppa passione, lasciandola impotente spettatrice di questa assurda, sorda e sordida violenza!
Lei prese un randello e ridusse in brandelli tutti i suoi vecchi ed inutili orpelli. E allora si mise a pensare e pensò l’impensabile.
Pensò un pensiero mai pensato, e mentre pensava si punse e pianse.
Pianse un pianto antico, un pianto già pianto, e in collera con se stessa si disse: «Piantala di piangere, non è col pianto che si piantano le piante!»
Ma oramai lei aveva assunto l’aspetto di una che aspetta! Di una che aspetta con sospetto. Di una che accarezza la brezza dell’incertezza. Di una che costeggia il peggio. Di una che arranca col branco!
Il carnefice esplose e si ricompose!
Era un gioco che non faceva da tempo.
Era un gioco che faceva per ammazzare il tempo.
Il carnefice si annoiava!
Il carnefice avrebbe voluto fare una carneficina, ma doveva aspettare un po’ di tempo, e allora lo ammazzava come poteva.
Quella donna lo annoiava!
Lo annoiava di una noia da boia, di una noia che abbaia, di una noia che abbaia in una baia buia... non era una noia gaia!
Il carnefice affondò un dito nel suo bulbo oculare e disse con aria fetida: «E’ l’inganno che condanno! Posso dirlo e contraddirlo, ma tu devi capirlo! Il tuo tempo è scaduto e il mio dito è già caduto. E che il mio dito sia caduto è un dato! E dato che il mio dito è già caduto è assodato che il tuo tempo è già scaduto, decaduto, deceduto, consumato! E tu continui a cadere e a scadere, a scindere e a prescindere, a ballare e ad imballare, ad agire e a reagire, a sgobbare e ad addobbare! Ma non ti rendi conto del conto... e il conto si paga! E io posso pregare, mi posso piegare, posso anche spiegare... ma tu devi pagare!»
Lei è stanca.
Lei arranca.
Lei crolla e si scrolla.
La sua pelle si spella ma non molla.
Lei affonda e sprofonda!
Un colpo. Improvviso. Sul viso. C’era un sorriso. Era disteso. Ora è teso. Si è arreso.
La sua mano adesso non prende, non pretende... si arrende!
La sua mano cerca un appiglio. Le strappa via un ciglio!
Ma un ciglio è poca cosa: lei rivuole la sua rosa!
E adesso si tende, la prende, la appende alle bende e finalmente apprende!
E ritorna l’eterno ritorno, la ricerca del cerchio.
Si accatastano i tasti, si scatenano le catene, si arriva alla riva!
E il suo tempo adesso affonda in fondo alle onde!
Adesso le sue membra si smembrano.
La sua mente si annienta.
Il suo corpo si accorpa ad altri corpi.
Adesso i suoi ricordi sono la metà dei suoi ricordi!
Adesso i suoi ricordi sono semi ricordi.
E adesso lei seminerà i semi dei suoi ricordi.
E maledetto colui che un giorno li raccoglierà!
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