Virginia Alba
ATTRICE DI TEATRO - ATTRICE DI CABARET - AUTRICE DI TESTI TEATRALI


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PURCHÉ IL TELEFONO CONTINUI A SQUILLARE
ovvero
PERICOLO NUMERO GIALLO

Dramma paradossale, spassoso e bizzarro
di
Virginia Alba

Vincitore della VI edizione del Premio di Teatro Xavier Fàbregas bandito dal TEATRO LIBERO DI PALERMO in collaborazione con il LABORATORIO TEATRALE UNIVERSITARIO DI PALERMO, con il patrocinio dell'IDI e della Sede Regionale RAI di Sicilia.


Ho scritto questo testo durante l'estate del 1994. L'idea iniziale era semplicemente quella di scrivere tutto ciò che mi offriva la mia quotidianità, non in forma di diario, come spesso accade, ma in maniera frammentaria, disordinata e caotica, così come mi tornavano alla mente episodi, sogni, fatti vissuti da me o da altri.

Il testo che, man mano, ne è venuto fuori e la forma che, via via, andava assumendo, mi divertiva perché ci ritrovavo tutto il mio contemporaneo assolutamente liberato da qualsiasi forma di visione preconcetta. Il risultato è stato un testo con quattro personaggi, che parlano da soli o fra di loro, formulano dei lunghi discorsi mettendo insieme elementi di episodi slegati l'uno dall'altro. Ne viene fuori il caos: questi personaggi, che parlano un linguaggio fatto di mille frammenti presi dalla realtà, finiscono per creare un loro mondo surreale e grottesco nel quale riescono comunque a rivolgersi l'un l'altro e a rispondersi. Alla fine è proprio questa grande necessità di comunicare, di entrare in rapporto fra loro, a determinare la profonda nota di umanità che essi comunque mantengono in contrasto col mondo surreale, freddo e superficiale che traspare dal loro linguaggio, un linguaggio fatto essenzialmente di banalità, luoghi comuni, frasi fatte e sterili.

Sono personaggi alla ricerca di se stessi e degli altri, che parlano senza capire ciò che dicono pensando che questo possa essere l'unico modo per comunicare e farsi capire. Il linguaggio è l'elemento chiave dello spettacolo. I personaggi sono solo un pretesto per dar voce a questa grande necessità e, nello stesso tempo, incapacità di comunicare. È tutto assolutamente e sinceramente finto. Lo spettacolo consiste nell'assoluta sincerità della finzione, l'atroce umanità della comunicazione meccanica.

Perché questo titolo? Perché il telefono è immagine proprio di questo contrasto, di questa discrepanza fra l'uomo, la sua necessità di comunicare, di socializzare, di entrare in contatto con altri esseri umani, e il mezzo meccanico che consente un tipo di comunicazione rarefatta però da fili e numeri.

L'azione scenica è molto veloce e concitata. I personaggi entrano in scena improvvisando dei monologhi che dovrebbero essere di presentazione, ma che in realtà non lo sono. Nella parte iniziale dello spettacolo sono tutti in scena ma profondamente soli. Poi entrano in contatto reciproco con dei dialoghi che dovrebbero essere di conoscenza, ma che in realtà non lo sono, fino ad arrivare alla confidenza, una finta confidenza, peraltro fatta anche di ostilità. La tensione dei personaggi a comunicare e ad entrare sempre più in profondo rapporto, li porterà, alla fine, alla estremizzazione del tutto che è ben rappresentata dalla rissa finale.

È interessante notare come questi personaggi, nonostante tutto sempre e comunque soli e incapaci di abbattere il muro che li divide dagli altri, abbiano però dei rari momenti di reale unione fra loro, quando - e accade un paio di volte - si sente squillare un telefono. È lì che lasciano trasparire la speranza e il desiderio che quel telefono stia squillando proprio per ciascuno di loro.


Purché il telefono continui a squillare ovvero Pericolo Numero Giallo è uno spaccato di vita mai più riincollato, da trattare con molta cautela a causa dei bordi taglienti e delle punte acuminate che si sono venute a creare dopo la spaccatura. Questa spaccatura, che ha diviso la vita in due parti uguali e speculari, è immagine emblematica della crisi della metafora, del quadro politico, dello schieramento governativo ed escatologicamente liberale, dell'abisso del vuoto pauroso di sapere, di sapore e, addirittura, di sapure in cui era piombata l'umanità che, un po' come le pecore al pascolo, si accorgeva di tutto, ma non poteva parlarne. E qui sopravveniva la frustrazione. Si viene a creare così una situazione paradossale, ortogonale, triangolare, elementare, per non sbagliare, molto speciale... e lasciami andare!!! MIZZA!

La cifra registica è 24.270.

I personaggi prendono in contropiede, fanno inciampare, fanno cadere, gi fanno far male, portano all'ospedale, fanno dimettere dopo tre giorni e riportano a casa tutti i temi più drammatici e scottanti del loro tempo, quali: le verruche sulle gengive, il mal di pancia, il sangue al naso, la cassata siciliana, il prurito insopportabile alla base della lingua, il muro di Berlino, i preti sempre abbronzati, la Corte di Cassazione, le mani sudate, i piedi che puzzano, i capelli che vanno sugli occhi, l'impunemente sottovalutata vetrinetta senza la quale non ci si può mica sposare. E tutto questo per che cosa? E' questa l'atroce questione su cui la critica mondiale ancora si interroga e spesso si risponde, ma a volte si sorprende assolutamente impreparata, e allora deve ritornare a casa e rimettersi a ripassare per riuscire a prendere questo maledettissimo trenta, che però, male che vada, anche il diciotto se lo prende e chi s'è visto s'è visto!

Perché, diciamolo, se il telefono continua a squillare, ciò vuol dire che non siamo ancora del tutto soli!

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